Sarvegu: dialetto genovese, agg. selvatico/selvaggio/rustico
per estensione, sost. persona che non dà confidenze /che non gradisce smancerie / non incline alla socialità di facciata / orso.

giovedì 30 maggio 2013

Al lavoro (un mio racconto)

In realtà è un bel po' di mesi che sono veramente spento e non mi vengono periodi scritti più lunghi di 4 - 5 parole.
Mi ero riproposto di postare almeno un post al mese; vedo che in realtà per rispettare questa idea sto mettendo vecchi racconti ma nel frattempo non ne scrivo di nuovi. Nulla che pregiudichi nulla...
Comunque
Ancora Maggio 2013 lo scasso, poi si vedrà.
Qui di seguito un racconto che non ho mai avuto la forza o la voglia di migliorare. Bella l'idea al finale, un guizzo come al solito (come mi piacerebbe fosse al solito). Va be' va...


sabato 27 aprile 2013

Pietro dentro (Un mio racconto)

l'ho trovata qui: http://lepoesiediemilio.blogspot.it/2011_10_01_archive.html


PIETRO DENTRO

Appena varcata la rampa del parcheggio sotterraneo la pioggia sottile riempì il vetro e con gesto automatico inserii il tergicristallo, media velocità.
Nel tardo pomeriggio l’acquazzone era iniziato improvviso ed arrabbiato, picchiettando alla finestra dell’ufficio al penultimo piano del palazzo dove lavoro, ma immerso tra le carte ed al riparo non ci avevo dato che un’occhiata di sfuggita.
Avevo fatto più tardi del solito ma adesso la giornata era proprio finita e mi attendeva un sicuro e tranquillo tran tran in famiglia.

lunedì 25 marzo 2013

La polvere (un mio racconto)



LA POLVERE

Era veramente una splendida mattina.
Il sole si stagliava pieno poco sopra l'orizzonte e l'aria era così tersa che ci si poteva immaginare il freddo; nei campi la brina gelata imprigionava l'erba dove ancora il sole non arrivava.
Sulla provinciale passò uno sul motorino, tutto imbacuccato e ringobbito, reggendo il manubrio con una mano sola.

sabato 23 febbraio 2013

Carriere letterarie (Un mio racconto )



CARRIERE LETTERARIE

o
Se ce l’ha fatta Bukowski

Bhe io dico invece che è molto semplice, è veramente l’uovo di Colombo. Uno si mette lì davanti al foglio, carta e penna o computer che sia, e scrive una parola dietro l’altra lasciando che le emozioni  fuoriescano dal cuore e si concretino in tante piccole lettere allineate; non ci si può sbagliare, guarda, credimi è automatico, ed il bello è che magari con un po’ di fortuna diventi anche ricco.

sabato 5 gennaio 2013

L'emigrante (un mio racconto)



L'EMIGRANTE

C
'è un lungo ed intenso momento nella sera che spinge l'animo a riconsiderare, a valutare, a ricordare.
Inizia in un imprecisato attimo mentre il sole completa il ritocco al suo arco nel cielo.
E il vecchio, nella sera della sua vita, quel momento lo sentiva vibrare forte in sé.
Si sorprese a pensare dov'è che aveva sentito dire che i vecchi ce l'hanno di professione di ricordare, di andare con la mente rivolta al passato, alle somme, alle conclusioni.
"Vecchio", pronunciò scandendolo dentro di sé;
"È vero, sono vecchio, un vecchio".

sabato 29 dicembre 2012

Case di bambino

























Sono nato a Genova il 7 marzo 1958, in una via del quartiere di S. Fruttuoso, era un venerdì.
In quei giorni era caduta anche la neve; mia madre ricorda che mio padre la prese il braccio e dalla finestra del caseggiato in via Bozzano guardarono Genova imbiancata.
Ne sarò sempre orgoglioso e di essere genovese e di essere nato il primo venerdì di marzo; dicono che i nati in quel giorno siano un po’ matti, l’ho sempre pensato come segno di distinzione, almeno quello.
Adesso sono un uomo sopra i cinquanta con tanto di casa, lavoro e famiglia. Luana, mia moglie, Giulia, mia figlia che da un paio di anni comunque corre per conto suo ed infine Eugenio, suo fratello di poco meno di 3 anni più giovane, che smania per rifare il secondo VFP1 e magari poi il VFP4 ed intanto la sua presenza in casa ha l’evanescenza di un fantasma.
Se è di questa mia età il fermarsi più spesso di un tempo a riguardare indietro, è dai figli soprattutto che smuovono le prime riflessioni; una loro frase, un loro atteggiamento di fronte alle sorprese del vivere, e scatta l’immedesimazione ed il ricordo.
- Io alla loro età … - e con stupore mi accorgo che ne è già passato tanto di tempo per me e per loro; sono diventati intanto grandi, già più grandi di quanto io reputo possano essere, se mai i figli agli occhi dei genitori lo diventino davvero completamente.
- Io alla loro età … -. Li guardo e scorgo il ragazzo e prima ancora il bambino che sono stato, rivedo con i loro occhi quelle stesse stranezze della vita che quel ragazzo e quel bambino si sorprese nell’osservare. Il ricordare è allora un rivisitare di luoghi e persone, posti che adesso sono cambiati e volti che non ci sono più. Collego con un filo i piccoli accadimenti quotidiani di allora, le parole che vennero dette, le persone che le dissero, i suoni delle stanze che ho abitato.
Questa è la mia canzone.
M’immagino sarà un domani così anche per loro, questi miei figli che adesso mi prendono in giro nel chiedermi “Ma ai tuoi tempi …”, manco fossi dell’età della pietra, eppure quella stessa domanda con gli stessi sottintesi l’ho posta io ai miei, ed era ieri.
Sorrido dentro di me al ricordo dello stupore di Giulia ed Eugenio, sembrano solo pochi anni fa ma già sono ben una quindicina, nel vedere la loro mamma, proprio la loro mamma, usare con naturalezza la corda per saltare, strumento che loro hanno appena scoperto in palestra …
«Mamma, ma tu sai saltare con la corda!»
«Sì passero, mamma non sa usare il computer, mamma non sa usare il Game Boy però mamma sa saltare benissimo con la corda!».